
Scomparso il 30 settembre, proprio negli stessi giorni in cui se ne andavano celebri personaggi del cinema come Arthur Penn e Tony Curtis, Stephen J. Cannell non era, almeno in apparenza, un nome noto al grande pubblico televisivo e letterario. In realtà, senza di lui, la storia dell’intrattenimento di genere sarebbe stata molto diversa.
Produttore, sceneggiatore, romanziere e, quando capitava, persino attore, Cannell ha creato, dai primi anni Settanta a oggi, una valanga di serie televisive che hanno lasciato un segno nell’immaginario di almeno una generazione (la mia di sicuro). Un breve elenco? Agenzia Rockford, A-Team, Baretta, Hunter, Hardcastle & McCormick, Ralph supermaxieroe, Riptide, Toma e decine di altre. Pare che di tutte queste serie abbia sceneggiato la bellezza di oltre 450 episodi (svariati anche per Ironside e Colombo), producendone almeno 1500. In molti casi, poi, Cannell è stato anche attore, per esempio in Magnum P.I. e, soprattutto, nella temibile Renegade, dove interpretava il corrotto tenente Dutch Dixon, nemico mortale (e come dargli torto…) di uno dei più sciagurati attori mai apparsi sullo schermo, ovvero Lorenzo Lamas.
In parallelo – e chissà dove trovava il tempo – Cannell è stato anche un notevole romanziere hard-boiled, autore di ben dieci romanzi dedicati al detective Shane Scully del LAPD più altri sette senza personaggio fisso, uno dei quali (King Con) è stato pubblicato anche in Italia da Sperling & Kupfer.
Cannell soffriva fin da bambino da una grave forma di dislessia e, spesso e volentieri, era costretto a dettare a un assistente romanzi e sceneggiature. Nella foto in alto lo vediamo interpretare se stesso (è quello col maglioncino viola), assieme ai colleghi Michael Connelly (il primo a sinistra) e James Patterson (di spalle) e all’attore Nathan Fillion in un recentissimo episodio della serie tv Castle – Detective tra le righe.
Ho sempre avuto grande ammirazione per questi professionisti capaci di sfornare centinaia di trame e storie anno dopo anno. Io lo ricordo alla fine degli episodi di Hunter, quando “firmava” l’episodio estraendo l’ultima pagina della sceneggiatura dalla macchina da scrivere e la lanciava verso lo spettatore.
Da fan di Colombo sono andato a controllare quale episodio avesse firmato
E’ il 3.4 “Double Exposure” del 1973 con Robert Culp, uno degli avversari storici del tenente. In Italia venne tradotto con Alibi Calibro 22. Episodio da non perdere: per il tema (messaggi subliminali) e per il duello memorabile con Culp.
Quasi quasi stasera lo rivedo come omaggio a Cannell.