LAST OF THE INDEPENDENTS

LUCA CONTI'S ONE-MAN BAND

TANTO PER CAMBIARE

Sulla Repubblica di oggi, firmata non dal primo redattore di passaggio ma da uno scrittore di buona notorietà come Sandro Veronesi (non l’ultimo degli sconosciuti, insomma), ben una pagina è dedicata alla recensione di Vedi di non morire di Josh Bazell, tradotto dal sottoscritto. Be’, in una pagina intera – non una breve, un box o quel che volete voi – neanche una riga viene spesa per citare il nome del traduttore, malgrado Veronesi non si periti di attingere largamente alla traduzione italiana.

Per aggiungere il danno alla beffa, e lo scrivo oggi con una vaghissima probabilità di essere smentito ma sapendo già come andrà a finire, sul Venerdì di Repubblica in edicola domani è annunciata un’intervista all’autore stesso, nella quale prevedo di non trovare scritto il mio nome neanche usando un cannocchiale, come nella migliore tradizione degli articoli di quel supplemento (so io, e lo sa qualche altro collega, la fatica che c’è voluta col Venerdì per far citare i traduttori almeno nella pagina dei libri).

Quel che mi dà più fastidio in tutte queste vicende, a parte la mancanza di rispetto nei confronti di chi lavora e lo stupore per vedersi ignorato non tanto da un giornalista, cosa alla quale ho fatto il callo, ma da uno scrittore tradotto anche all’estero, è l’enorme quantità di tempo che alla fine dei salmi viene sottratta al mio lavoro. Per dire: adesso sono le undici passate e non ho ancora tradotto una riga, oltre a essere incazzato come una iena, pardon my French.

E tutto questo all’unico, ormai deprimente scopo di far capire agli italiani che i libri non si traducono da soli (quest’ultima frase l’ho detta e scritta così tante volte che la vorrò come epitaffio sulla tomba). Il bello è che, a lungo andare, i lettori hanno iniziato ad accorgersene. I giornalisti no.

Quindi, per farvi capire alla perfezione come mi sento oggi, lascio la parola al dottor Josh Bazell e al suo improbabile servizio di consulenza medica:-)

16 risposte a TANTO PER CAMBIARE

  1. Andrew 18 giugno, 2009 alle 10:57

    Immagino possa essere frustrante, ma consolati così: i lettori sanno che ci siete, e apprezzano. E guardano sempre più spesso il nome di chi traduce, garantisco. A proposito, in questi giorni mi sto gustando “Ladri a Notthingam”. (Peccato per qualche errore di stampa). Saluti.

  2. lconti 18 giugno, 2009 alle 11:37

    Appunto, poi ci si mettono anche gli editori, coi refusi…

    ciao, luca

  3. Silvia 18 giugno, 2009 alle 11:49

    Direttamente dal blog del giallo mondadori per assicurarti che io leggo sempre il nome del traduttore.
    I lettori apprezzano molto i traduttori, specialmente quelli bravi :)

    Per gli errori di stampa mi chiedo se sia possibile segnalarli, perché mi capita di trovarne durante la lettura di un libro :)

  4. lconti 18 giugno, 2009 alle 11:59

    Ciao Silvia, ben ritrovata:-)

    Io ho l’abitudine di raccogliere tutti i refusi che trovo nelle mie traduzioni , una volta pubblicate, e farli avere all’editore, nella speranza che vengano corretti in una successiva ristampa. Non succede mai.

  5. Silvia 18 giugno, 2009 alle 12:47

    Ciao Luca,
    succede solo con gli editori italiani o anche quelli stranieri rifiutano il contributo spontaneo alla correzione di bozze?

    Per quel che riguarda i traduttori considero il leggerne il nome una forma di omaggio a chi contribuisce in modo sostanziale al successo di un libro straniero.
    Anche gli editori ed i recensori dovrebbero tenerlo presente :)

  6. lconti 18 giugno, 2009 alle 13:20

    Sai, una cosa è il contributo spontaneo di un lettore (anche se dovrebbero tenerne conto), un’altra è quello del traduttore, che io ritengo doveroso, visto che sul libro ha lavorato. Il problema è che la correzione di un libro già edito, anche se si tratta di una ristampa, costa.

  7. lflf 18 giugno, 2009 alle 14:08

    Massima solidarietà, linko e diffondo.

  8. Fabio Lotti 18 giugno, 2009 alle 15:13

    Sono perfettamente d’accordo con te Luca. Ti ho anche appoggiato su “Milanonera” e citato addirittura in grassetto in due recensioni su T.M. Ora però basta che fai due palle come la cupola di San Pietro :-)

  9. Wendell Ricketts 18 giugno, 2009 alle 16:01

    Ahime, Luca. Quanta solidarietà, quando mi dispiace. Se mancano i loro nomi sulla rubrica, sull’articolo, vuoi scommettere un euro che si incazzano come iene? (No, non lo facciamo. Non è degno guadagnare un euro così facilmente.) Belle le tue parole, brutta la situazione. W.

  10. Andrea Rényi 18 giugno, 2009 alle 16:17

    Caro Luca,
    ho acceso il pc per scrivere alla Repubblica, proprio per segnalare l’assenza del nome del traduttore del libro di Bazell, ma prima mi sono collegata a Facebook e ho visto il post di Giovanni Giri che riporta la tua giusta protesta. Vogliamo fare qualcosa concretamente? Ora, subito, senza aspettare il prossimo traduttore invisibile? Una lettera che potremmo firmare tutti noi, traduttori, indirizzata magari ad Augias?
    Andrea

  11. lconti 18 giugno, 2009 alle 17:33

    Grazie infinite, Andrea, ma ho già scritto io ad Augias (che comunque, va detto, è uno che i traduttori li cita) e ho anche parlato con la casa editrice. Vediamo un po” cosa succede

  12. Quiller 19 giugno, 2009 alle 14:05

    Bravo Luca io avrei già mandato tutti a quel paese, comunque anch’io sono di quelli sensibilissimi alla qualità della traduzione. Continua così

  13. AngoloNero 19 giugno, 2009 alle 14:08

    Vabbè dai, sul Venerdì hanno sbagliato pure il nome dell’autore…

  14. Matteo 22 giugno, 2009 alle 15:51

    Luca, che dire…tutta la solidarietà possibile, davvero non capisco questa costante disinformazione perpetrata dai giornali ai danni dei lettori…e il mancato riconoscimento del lavoro dei traduttori…la solita italietta, la solita provincia dell’impero

    MS

  15. bert 24 giugno, 2009 alle 01:32

    E poi, mi venga un colpo, sandro veronesi chi?
    Tieni forte il forte.
    bert

  16. Pingback: Credits « BRACCIA RUBATE ALLA LOGISTICA

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