LAST OF THE INDEPENDENTS

LUCA CONTI'S ONE-MAN BAND

INTERVISTA

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Qualche settimana fa, gli irrefrenabili agitatori di Sugarpulp – Matteo Strukul e Matteo Righetto – mi hanno voluto intervistare per il loro sito. Se a qualcuno può interessare (possibile?) leggere i miei vaneggiamenti, sono tutti qui.

11 risposte a INTERVISTA

  1. laura 4 giugno, 2009 alle 14:22

    possibile. interessa. letto. grazie ;)

  2. KoKo 4 giugno, 2009 alle 14:30

    bella intervista.
    Approfitto di questo commento per farti i complimenti per tutto (a partire dai tuoi post su it.arti.musica.jazz =) fino alla traduzione di Corri, uomo, corri che ho finito di leggere ieri).

  3. omar di monopoli 4 giugno, 2009 alle 16:31

    mi unisco al coro di apprezzamenti, Luca, intervista utile… (bello capire come lavori).

  4. Matteo 5 giugno, 2009 alle 15:49

    Ehi Luca grazie infinite!

    MS

  5. Matteo 6 giugno, 2009 alle 13:09

    Thank you so much!

  6. bert 9 giugno, 2009 alle 21:08

    Caro Luca,
    ho apprezzato molto l’intervista. Proprio per questo avrei da sottoporti una cosa in cui sono inciampato. Stavo leggendo ” Ritorno sulla terra” di Jim Harrison, Rizzoli 2008, quando a pagina 112 il barista di turno dice – I Tigers e i Braves succhiano. Tutto tranne la mia ragazza.- Non ho modo di vedere la frase in questione in lingua originale ma mi chiedo se questa frase abbia un qualche senso. Magari “suck” è stato frainteso, magari c’è qualcosa che mi sfugge. Fatto sta che l’inciampo in questione mi ha fatto sorgere olimpici dubbi su tutta la traduzione e ciabattato il piacere della lettura. Porca vacca, avrei dovuto dire.
    Grazie e buon lavoro.
    bert

  7. lconti 10 giugno, 2009 alle 08:25

    Non ho ancora letto il libro di Harrison – che è comunque uno scrittore straordinario – ma in effetti il passo che citi fa venire qualche dubbio. Ignoro il contesto in cui si svolge il dialogo, e parlarne senza vedere l’originale è uno sparo nel buio.

    Ho il vago sospetto (più che vago, anzi) che Harrison giochi sull’equivoco tra il “suck” a carattere sportivo (ovvero il “fare schifo” delle due squadre di baseball citate) e il “suck” a carattere sessuale (ovvero le prestazioni orali apparentemente non erogate dalla ragazza del barista:-).

    Ma, ripeto, vado alla cieca.

  8. stonecold 11 giugno, 2009 alle 19:48

    Ecco il mio traduttore preferito.
    Sono quello che c’era oggi, e c’è spesso, in quel posto in cui vai spesso anche tu.
    Il libro a cui mi riferivo e di cui ho letto che ci sarebbe, condizionale d’obbligo, una cattiva traduzione è “Il cuore nero di Paris Tout” di Pete Dexter.
    Almeno secondo qualche utente di Internet Book Shop.
    Te che dici? Mi butto uguale?

  9. lconti 11 giugno, 2009 alle 21:34

    Paris Trout è un libro magnifico, e vale comunque la lettura. Non conosco la traduzione italiana – l’ho letto solo in inglese – e sono andato a leggermi i commenti su ibs. Al di là dei refusi (con gli Stile Libero di quel periodo purtroppo capitavano fin troppo spesso, e anch’io ne so qualcosa), il commento del tipo che la definisce una cattiva traduzione perché nei dialoghi ci sono troppi “disse” è davvero ridicolo. Molti autori americani (Elmore Leonard è uno tra questi) usano soltanto il “said” e vogliono che le traduzioni si conformino a questa scelta. Leonard, per dire, lo richiede espressamente.

    Con i commenti di ibs bisogna andarci cauti, secondo me. C’è un sacco di gente che parla a vanvera.

    Quindi, può anche darsi che la traduzione di Paris Trout abbia qualche problema (è del 1991, non vecchissima, ma ci sta che meritasse una spolveratina), però non credo che dovrebbe impedirti di apprezzare un libro splendido come quello.

  10. Giulia Liberidiscrivere 14 ottobre, 2009 alle 17:55

    Simpatica intervista, una miniera di consigli di lettura accludo il link del tuo sito al nostro blog di interviste e recensioni ciao Giulia

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