
Può darsi, come si dice da qualche tempo, che il giallo e il noir, in Italia, «tirino». Beh, sì, può darsi. Ma, davanti alle tonnellate di recensioni dell’ennesimo poliziesco scandinavo – genere del quale, ormai, nessun editore nostrano può permettersi di fare senza, come si evince dal disperato svuotamento anche dei fondi di magazzino e dalla pubblicazione di mattoni che ci mettono minimo seicento pagine a dire cose che potevano benissimo essere compresse in trecento – o dell’ennesimo polpettone con serial killer (nostrano o d’importazione), ci sono un sacco di romanzi di alta qualità che finiscono per essere trascurati dalla stampa e, di conseguenza, dal pubblico.
Ladri a Nottingham ne è un esempio. Certo, non ha nessuna delle caratteristiche che vanno oggi per la maggiore. Pensate un po’, un giallo senza neanche un morto! Eppure è un eccellente crime novel, un libro con personaggi fuori del comune e caratterizzati in maniera indimenticabile. Se vi piace Elmore Leonard, provate anche questo romanzo. Potreste rimanere piacevolmente sorpresi.
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E’ il primo libro di john Harvey che leggo e,anche se non riesco a paragonarlo ad un qualsiasi libro di J.L.Burke,Lansdale,Willeford e Crumley devo ammettere che mi ha catturato; stranamente pero’ mi ha catturato non mentre lo leggevo , bensi dopo averlo letto; mi e’ rimasto in testa per diverso tempo ed anche mentre leggevo i successivi due libri:Lapidus – la traiettoria della neve (vedi sopra scrittori svedesi che pubblicano mattoni di 600 pagine-infatti niente di speciale) e ZULU di Caryl Fèrey (interessante thriller ambientato in SudAfrica) ripensavo alla storia del libro di Harvey.In futuro mi tocchera’ rileggerlo….
Una domanda :quando uscira’ il nuovo J.L.Burke da Te tradotto?
Sono un poco impaziente…..
Grazie di cuore (soprattutto per le affinita’ musical-letterarie!!!!)
Massimo
Massimo, su Burke ci sto lavorando adesso. Devo consegnarlo a fine giugno, poi dipende tutto dall’editore.
Caro Luca
sono d’accordo con i mattoni e i polpettoni che io sintetizzo in Mallopponi contro i quali tempo fa organizzai perfino un Comitato…http://www.sherlockmagazine.it/rubriche/2427/ al quale puoi aderire…
L’arte del delitto è diventata semplice, anzi semplicissima…
Il romanzo è splendido, e da me molto amato, come ho lasciato intuire da un post precedente. Temo comunque che questo ottimo autore sarà l’ennesimo colpevolmente ignorato dalla stampa di settore e di conseguenza dai lettori italiani.
Ho letto la trilogia di Frank Elder uscita per Cairo Editore, successiva alla serie di Charlie Resnick e forse altrettanto bella.
Mi domando quanti l’abbiano conosciuta, se si considerano le scarse recensioni o segnalazioni.
Un tempo la coppia Fruttero & Lucentini negava la possibilità di una fantascienza italiana perchè era impensabile che un marziano atterrasse a Lucca. Ora sembra quasi che sia impensabile la letteratura “gialla”(o fantasy o science fiction) se non italiana o magari scandinava.
Ma per restare in tema di citazioni mi torna in mente la buona e vecchia legge Sturgeon: il 90 % di quanto pubblicato è spazzatura (o rumenta come diciamo a Genova), anche se italiana (e ogni allusione a certe pubblicazioni Mondadori, gialli e Urania, è voluta).
Chiudo lo sproloquio perchè non voglio sottrarre tempo alla traduzione di Burke.
Buon lavoro.
Se in un immaginario letterario potrebbe accadere di ritrovarsi a bere qualcosa con Sugruhe, Turner, Robicheaux (magari un orribile Dr. Pepper), Hap & Leonard, Jack Laidlaw o con chiunque fra i formidabili sbirri di Wambaugh, beh, Charlie Resnick con quella sua esotica compostezza, ironica ritrosia, potrebbe non far parte del quadretto, ed è un vero peccato. Chi è che non offrirebbe da bere ad un personaggio così straordinario?