
Eccolo qui, appena uscito in libreria.
312 pagine, 17 euro.
Traduzione di Luca Conti.
Be’, tornare a tradurre Champion Joe dopo tre anni mi ha fatto molto piacere, anche perché il libro è particolarmente scoppiettante e, per fortuna, politicamente molto scorretto. Col prossimo romanzo, qualunque esso sia, dovrò inventarmi nuove forme di turpiloquio perché, tra questo e Beat the Reaper di Josh Bazell, credo di averle consumate quasi tutte…
Aggiornamento: sul Giornale è appena uscita un’intervista a Lansdale a proposito del libro, nella quale – ovviamente – si citano particolari importanti come il numero delle pagine (sbagliato: sono 312, non 224) e il prezzo, ma come da secolare abitudine di gran parte della stampa italiana non si fa menzione, neanche per sbaglio, del nome del traduttore. Visto che il più delle volte, ormai, il traduttore è citato da giornali e periodici solo quando ha fatto un cattivo lavoro, potrei anche ritenermi soddisfatto; però questo non mi impedisce di dire che si tratta di un pessimo modo di fare informazione.
Insomma, visto che io ci metto la faccia, gradirei che lo facessero anche gli altri.
L’intervista la trovate qui.
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Il commento è che l’ho già acquistato. Poi vedremo…
Un giorno ci dovresti fare un post, sulle traduzioni del turpiloquio.
Ciao Luca,
il nuovo Lansdale è già mio!
E’ confermato giugno come mese di pubblicazione, in Italia, del libro di Josh Bazell?
Complimenti x il tuo lavoro… come sempre!
Roberto
tic, su quello ci ho già fatto un dizionario (quello di slang americano uscito lo scorso anno per Mondadori, le cui parti relative al turpiloquio – oltre a parecchio altro – sono opera mia).
Roberto, il libro di Bazell esce ai primi di giugno, è confermato (ho rivisto le ultime bozze proprio in questi giorni).
Ciao Luca,
ho letto tutto Lansdale e anche questa tua ultima traduzione.
Complimenti, scorre via che è un piacere!
Come si intitolerà il libro di Bazell? Che genere è?
Grazie
Thomas
M’era sfuggito, ostia.
In biblioteca. Subito.
Vanilla Ride (preferisco chiamarlo con il titolo originale…) è già sul mio comodino dal primo giorno di uscita! Visto che è passato qualche anno, ho deciso però di rileggere prima in ordine cronologico tutti gli altri Hap&Leonard (Sono alla fine di Two Bear Mambo). Poi ti farò sapere…
Il libro di Bazell dovrebbe intitolarsi “Vedi di non morire” e si svolge tutto all’interno di un ospedale di New York nell’arco di una giornata (anche meno). Genere? Indefinibile, c’è veramente di tutto. Diciamo un misto tra Dr House e i Soprano, una commedia nerissima (perché c’è anche un bel po’ da ridere) e, in certi punti, di violenza inaudita.
Io non sono esattamente debole di stomaco, ma devo dire che tradurre certi passaggi mi ha dato parecchio fastidio. Sono molto curioso di vedere come se la caveranno col film, perché alcune situazioni (e soprattutto il pazzesco finale, la cosa più fuori di testa che mi sia capitato di leggere, e non scherzo) non mi sembrano di facile trasposizione cinematografica.
Gentile Luca,
come è stato tradurre per la prima volta un Hap&Leonard? Cosa ne pensi delle traduzioni dei precedenti ? (Secondo me di buon livello). Ti è utile confrontarti con il lavoro dei tuoi colleghi?
Caro Basil, è stato molto divertente anche perché ho letto il libro via via che lo traducevo (anzi, a dir la verità, ho lavorato sulla stampata corretta a penna dall’autore, visto che il libro non è ancora uscito negli Stati Uniti). Quindi anche per me è stata una piacevolissima sorpresa, soprattutto perché il romanzo è di gran lunga superiore – a mio avviso – al precedente Capitani Oltraggiosi.
Le traduzioni dei precedenti volumi del ciclo Hap & Leonard sono, in effetti, tutte di buon livello. Su un paio, dico la verità, ci rimetterei volentieri le mani, ma senza per questo voler togliere alcunché al lavoro dei miei ottimi colleghi (tra i quali ci sono un paio di cari amici e un grande professionista come Vittorio Curtoni). E’ solo che io ho in testa un particolare “suono” di Lansdale, che spero di riuscire a riprodurre al meglio e che a volte non corrisponde, per il mio feeling, a quello che viene dato da altri traduttori.
Questo, ovviamente, non implica in alcun modo che io sia (o mi senta) più bravo degli altri, ci mancherebbe. Quel che cerco di tirare fuori, invece, è il Lansdale che mi piacerebbe avere sotto il naso se fossi “solo” un lettore.
Caro Luca,
a proposito di ciò che hai scritto nell’aggiornamento, sono assolutamente daccordo con te. Io personalmente da sempre sostengo che il nome del traduttore vada messo in copertina, in piccolo, appena al di sotto del nome dell’autore. Invece si preferisce deturpare le copertine con “strilli” o adesivi decisamente inutili. Cosa ne pensate?
Guarda, Basil, continua ad andarmi benissimo anche il nome del traduttore sul frontespizio, come fa il 90 per cento dell’editoria italiana. Nessun problema. Il vero problema è la mancata attestazione del lavoro altrui, il continuare a propagare l’idea assurda che i libri si traducano da soli.
In realtà noi traduttori letterari abbiamo già percorso una bella strada, in questi ultimi anni, perché rispetto a quando ho iniziato a svolgere professionalmente questo mestiere (ovvero nel 2000) adesso capita abbastanza spesso che il lettore faccia caso al nome di chi ha tradotto un romanzo. Ma il difficile è far capire a chi dovrebbe offrire informazione che la buona traduzione è sempre un valore aggiunto e una garanzia per il lettore italiano. Nove volte su dieci si preferisce citare il numero delle pagine ma non il nome del traduttore, e sinceramente questa la considero una totale mancanza di rispetto verso il lavoro altrui (che già è privo delle più elementari garanzie di tutela sociale, ma tant’è).
Carissimi, come avete ragione, a questo proposito mi sono permesso di postare sul blog di Meridiano Zero http://meridianozer0.blogspot.com/ una breve riflessione sul tema dei traduttori, se vi va di esprimere come traduttori e lettori la vs opinione be’ forse potremmo un po’ alla volta contribuire a sensibilizzare le coscienze. Proprio in questo senso sugarpulp (www.sugarpulp.it) pubblicherà a breve un’intervista a Luca Conti che, insieme ad altri traduttori di talento, contribuisce in modo decisivo a diffondere il nome e l’opera di quegli scrittori che tanto amiamo, un abbraccio,
MS
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O Lu’a u’ la fa tanto lunga e palloccolosa. Quarsiasi bischero riesce a tradurre come te!
Il libro è bello (sul filo dell’eccesso) e geniale l’idea del romanesco.
Bravo Luca, ottima traduzione, come sempre.
Solo una domanda: apprezzo molto la tua capacità di inserire termini molto particolari, molto spesso quasi dialettali (se si può considerare il fiorentino un dialetto, absit iniuria verbis), però sono proprio curioso di sapere com’era in inglese la parola che hai tradotto come “tarzanello” (pag. 222 mi sembra di ricordare).
A presto
Franco
Franco, non posso controllare perché non ho più il testo americano, che ho dovuto restituire all’editore (era la stampata del dattiloscritto di Lansdale con le correzioni sue e dell’editor di Knopf).
Appena riesco a procurarmi una copia dell’edizione USA te lo faccio sapere.
ciao, luca
Caro Luca,
ho terminato “Sotto un cielo cremisi” ormai da una settimana ma ti avevo promesso un commento dopo averlo letto insieme a tutta la saga. Ebbene, devo farti i miei complimenti per il solito splendido lavoro di traduzione e sono daccordo con te che il libro è superiore certamente a Capitani Oltraggiosi. Poi, l’introduzione del personaggio di Vanilla Ride lascia presagire per il futuro sviluppi molto interessanti (mi sa che per Hap sarà un pò difficile togliersela dalla testa, nonostante Brett).
Ancora Complimenti e spero che tu possa tradurre tutte le future puntate.
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