
Il 2008 si conclude nel peggiore dei modi, con la scomparsa di un maestro del giallo come Donald E. Westlake, stroncato da un infarto in Messico, proprio durante la notte di Capodanno. Aveva 75 anni, scriveva ancora come un indemoniato e l’ultima cosa che gli passava per la testa era di andare in pensione. Westlake è stato autore dalle mille facce: umoristico e ferocemente satirico da un lato, disilluso e ancor più ferocemente realistico dall’altro (con lo pseudonimo di Richard Stark).
La locandina che vedete in alto appartiene a The Hot Rock (La pietra che scotta, 1972), uno dei tanti film tratti dai suoi romanzi; esilarante pellicola di cattiveria quasi fantozziana con una splendida colonna sonora di Quincy Jones e l’inconfondibile sax baritono di Gerry Mulligan. Qui sotto, un fotogramma tratto dai titoli di testa.

Westlake era un notevole scrittore, al quale la consueta e banalizzante classificazione di “autore di genere” che tanto amano fare i critici letterari andava particolarmente stretta, così come è capitato a Charles Willeford, Ed McBain, Elmore Leonard, James Crumley e parecchi altri. E, soprattutto, come i quattro autori appena citati, era un maestro assoluto della narrazione, capace di forzare con naturalezza gli schemi consolidati del poliziesco e dell’hard-boiled senza mai perdere di vista la sua fondamentale missione: intrattenere il lettore.
C’è solo da sperare che l’editoria italiana torni a prendere in considerazione la sua opera con maggior serietà di quanto non abbia fatto negli ultimi anni (esclusa, ovviamente, la meritoria Alacrán che, tutta sola o quasi, ha tenuto vivo il nome di Westlake/Stark nel nostro Paese) .

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un altro grande che ci lascia :(
Boia, che annata.
Luca, vedo con piacere che sei anche tu un ammiratore di Westlake e, conoscendo la tua arguzia, mi sarei stupito del contrario.
E quindi se ne va anche Westlake che, personalmente, ho sempre considerato uno dei picchi non solo della letteratura di genere. A mio parere un vero genio, forse anche un tantino sottovalutato. Ha scritto molto e alcune cose non sono certo memeorabili. Però la serie di Dortmunder e soci ti risolleva sempre l’anima ed i diversi Parker, al di là della frequente ripetitività della struttura, ti tenevano incollato alla pagina.
Poi ci sono le idee: quella alla base di Ditelo con i fiori, un’evasione al contrario, ti lascia senza fiato; ed anche l’ultimo The Ax ha un’impalcatura magistrale.
Non so perchè ma in questo momento, mi piace pensare che ora forse il veccho Don abbia raggiunto gli ineffabili cinque al bar O.J. di Amsterdam Avenue e stia bevendo qualcosa con loro.
Addio Maestro.